QUANTO È NORMALE IL NEW NORMAL?

QUANTO È NORMALE IL NEW NORMAL?

ULTIMA MODIFICA 01/02/2022

QUANTO È NORMALE IL NEW NORMAL?

Non è la prima volta che il termine “new normal” si affaccia ai nostri schermi. Lo fa in genere quando c’è un ritorno a un canone di vita simile o uguale a quello precedente a una grande crisi economica. Come ora.

La crisi di per sé non è ancora finita, ma la sua gestione, proprio come il virus suo nemico, si sta già evolvendo verso nuovi scenari che potrebbero diventare la nostra vita di tutti i giorni.

Ad esempio c’è un segnale forte che sta facendo capire come nella testa delle persone il lockdown con le sue conseguenze lavorative abbia inciso significativamente, ed è quello del mercato immobiliare.

A dispetto delle previsioni iniziali, il mercato delle compravendite immobiliari del 2021 a Milano si è rivelato più elevato del 24% ma con una particolarità, quella dell’ambiente politematico. La maggioranza degli acquirenti infatti, tra le richieste effettuate alle agenzie chiede una stanza in più che possa svolgere da ufficio durante il giorno ma che poi, dismesse giacche e cravatte possa funzionare da palestra o sala cinema la sera.

Questo cambiamento è dovuto principalmente al fatto che le previsioni del futuro lavorativo sembrano essere sempre più incentrate su un modello ibrido che incorpori sia il lavoro in presenza che quello in smart working anche una volta passata l’emergenza sanitaria.

Il dato interessante in questo caso è che presa d’iniziativa parte “dal basso” ovvero dai lavoratori, ribaltando così il trend degli ultimi due anni. Se all’inizio infatti lo smart working era stato un colpo inflitto duramente alle nostre abitudini, spesso reso obbligatorio dalla dirigenza per mantenere la sicurezza senza costringere l’azienda a un periodo di chiusura, dopo 24 mesi in cui si nuota in questo mare una buona fetta di persone ha capito quanto ciò possa essere comodo per le loro vite. Parliamo sopratutto di famiglie con bambini, che così eviterebbero quel giro in più nel triangolo casa-scuola-lavoro andando a incidere positivamente sul proprio tempo e sull’economia.

Di conseguenza, se in questo periodo di relativa tranquillità, le aziende stanno richiamando i dipendenti per riportarli dentro le proprie mura, sono in rialzo le richieste da parte di questi per mantenere le loro postazioni domestiche.

Questo – è scontato – avrà delle conseguenze sulla gestione degli spazi anche all’interno dell’azienda, che dovrà gestire una sorta di turnazione dei propri dipendenti laddove prima non ce n’era bisogno o dare nuovo significato a spazi ormai vuoti.

I veri protagonisti di questo cambiamento sono dunque quelle figure professionali in grado di plasmare la realtà di tutti i giorni sia fisica che virtuale, ovvero architetti, interior designer e i webdeveloper, che assurgono a sviluppatori di stili di vita improntati sull’equilibrio tra privato e lavoro.

Se i primi e i secondi di fatto agiscono progettando spazi per le famiglie pensati per una vita basata sull’hibrid space, quel famoso ambiente ibrido e multifunzione della casa, i secondi hanno il compito di agevolare il workflow delle aziende sviluppando software di connessione e condivisione dei contenuti tra i propri dipendenti che siano più agili possibile senza dover accedere a prodotti di terze parti.

Insomma, il new normal è ancora un work in progress dal momento che più che mai in questi ultimi due anni, ciò che era normale ieri non lo è più oggi e non lo sarà domani. Quello che è certo è che anche questo aspetto della crisi del 2020 può portare tra le sue scomodità, nuove opportunità di business per chi saprà accoglierle.

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