BRANDSERIES & CO.

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ULTIMA MODIFICA 21/12/2021

BRANDSERIES & CO.

Da qualche anno stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione, la stessa che cambiò per sempre il modo di fare pubblicità quando inventarono la televisione e che dalla sua agonia, ora, trae linfa vitale.

Netflix ha rivoluzionato il mondo di guardare film e serie tv a casa propria, ed è una di quelle rivoluzioni da cui non si torna indietro. Anche Blockbuster vent’anni fa fu una rivoluzione, ma il brand non seppe tenere il passo e ad oggi non esiste più (ucciso proprio da Netflix).

La nascita di piattaforme di intrattenimento a pagamento porta un inevitabile serie di altre conseguenze, prima tra tutte il destino della tv come l’abbiamo sempre conosciuta: sempre meno persone la guardano, sopratutto tra i più giovani. Perché pagare per un servizio che non trasmette quello che vogliamo, quando lo vogliamo e per di più è pieno di adv indesiderata quando possiamo pagare per avere tutte queste cose. O non pagare affatto, se usiamo youtube (con qualche compromesso in questo caso, come la presenza delle adv).

Questo spostamento è lento ma inesorabile se la televisione non trova il modo di reinventarsi.

E nessuno ci scommette.

Il fatto più significativo di questa migrazione per un marketer è che anche i brand spostano la loro attenzione – e i loro soldi – sempre più lontano dalla televisione.

Il loro primo approccio è duplice e ovvio: cambia il medium ma non la modalità, e di conseguenza via con soldi spesi in banner e spot su youtube o sui social network, oppure fornendo prodotti e locations per essere inquadrati dagli obiettivi degli influencers.

Ma c’è un passo ulteriore, che rende i brand attivi anziché passivi, ed è essere loro i produttori di una webserie dove (ovviamente) si pubblicizza il loro prodotto.

È il caso di Rovagnati che nel 2017 lancia una webserie per la propria linea Snello, filmata presso i propri bistrot a Milano.

Come abbiamo già raccontato in altri articoli, è il format che fa vincere o perdere il gioco oggi come oggi, e le webseries sono vincenti per più di un motivo. Primo, se fatte con i dovuti criteri, bypassano il filtro dello spettatore che accetta l’adv dichiarata solo in cambio di intrattenimento.

Secondo, si rende fruibile da chiunque in qualsiasi momento o luogo. Terzo, da la possibilità al brand di sposare cause socialmente nobili (ad esempio il Green, i diritti di donne e bambini ecc.) in modo che i consumatori lo associno ad un’immagine ideologicamente positiva.

Inoltre, se il brand dovesse fornire servizi anziché prodotti può cogliere al volo l’occasione e spiegare attraverso i suoi personaggi ciò che l’azienda si propone di fare, facendoli interagire con un pizzico d’ironia in situazioni reali che i loro clienti potrebbero incontrare. Molto meglio di un manuale di istruzioni!

Il video è senza dubbio il mezzo migliore per comunicare i valori del brand, anche quando questi sono particolarmente ostici per definizione come le banche. Dbs bank, di Singapore, ha creato una miniserie (“Sparks”) dove giovani bancari riescono attraverso il loro lavoro, ad aiutare clienti in difficoltà economiche. Non solo tutte le storie sono tratte da episodi realmente accaduti, ma lo stile della serie è chiaramente ispirato alla ben più nota serie Suits cercando, strizzandole l’occhio, di brillare di luce riflessa. In un colpo solo mostra cosa succede dietro le quinte del loro lavoro, comunica la loro attitudine ad aiutare le persone comuni e il tutto con uno smalto molto glamour che il loro pubblico sicuramente riconosce.

Stesso mezzo ma stile differente per Starbucks, che con la serie “Upstanders” celebra, come dice il loro sito, gente ordinaria che fa cose straordinarie per creare un cambiamento positivo nelle loro comunità, sposando così i grandi gesti che chiunque può compiere, come parte del proprio brand.

Questi sono solo alcuni esempi di come i brand si stiano spostando in sordina ma con sempre maggior consistenza verso il settore web video per il loro marketing. Resta da chiedersi: il nostro brand sarà capace di fare altrettanto, o rimarrà indietro rischiando il destino di Blockbuster?

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