GREEN LOGISTIC – LA SVOLTA VERDE DELLE AZIENDE

GREEN LOGISTIC – LA SVOLTA VERDE DELLE AZIENDE

ULTIMA MODIFICA 07/12/2021

GREEN LOGISTIC – LA SVOLTA VERDE DELLE AZIENDE


Testo di Fabrizio Tomei. Foto di Singkham

Per le Imprese la svolta verso la green economy e la coerente tendenza a lavorare per orientare la crescita verso pratiche ecosostenibili sono diventate, nello stesso tempo un obbligo sociale e un’incredibile opportunità.

La sostenibilità non è più un’opzione. Gli obiettivi da raggiungere per costruire un mondo migliore – e “migliore” significa più etico – sono ormai imprescindibili. Anche i consumatori si stanno organizzando per costringere le aziende a modificare le strategie produttive e le prassi.

Ecco quindi che la Apple non solo fa sparire i caricabatterie dal proprio packaging, ma anche la plastica degli imballaggi, le aziende alimentari segnalano che loro confezioni sono riciclabili al 100%, e le aziende di domotica sottolineano quanto i loro prodotti siano di basso impatto ambientale. Perfetto tempismo dal momento che, con il rincaro delle bollette, le lampadine smart hanno avuto un aumento notevole nelle preferenze dei consumatori.

Ma il prodotto finale non è abbastanza. Che senso ha lavorare per un prodotto eticamente sostenibile se poi lo si trasporta con mezzi ad alto inquinamento?

A questa necessità risponde la green logistic, ovvero l’insieme di tutti quegli accorgimenti da adottare e aggiungere alla catena distributiva.

Prendiamo ad esempio il trasporto su ruote. Le aziende che aderiscono alla green logistic sfruttano veicoli elettrici o quantomeno ibridi sia per il trasporto delle merci che per quello delle persone, e sceglieranno accuratamente il tipo di batteria più consono ai propri obiettivi di riduzione di inquinamento.

Uno dei più importanti piani di sviluppo green della rete viaria è quello della Svezia, che sta sperimentando una connessione tra cellule di ricarica wireless sotto il manto stradale e camion, autobus e in generale qualsiasi auto elettrica delle generazioni future, seguendo in pratica lo stesso principio dei tram cittadini, tranne per il fatto che le vetture si ricaricheranno durante il tragitto dalla parte dello chassis. Questo permetterebbe ai veicoli di ricaricarsi nelle tratte dove le cellule sono presenti, con più autonomia per i viaggi dove queste invece non ci sono. Tra questo e lo sviluppo del motore a idrogeno, le autostrade svedesi potrebbero essere completamente libere da combustibili fossili entro 10-15 anni, con ben 2000 km di rete autostradale di traffico alimentato attraverso cellule sotterranee.

Nell’era della tecnologia digitale poi, non si può non parlare dei futuri IoT. Come i frigoriferi di ultima generazione in grado di scannerizzare il proprio contenuto e segnalare l’imminente scadenza di un cibo, si stanno progettando anche software in grado di calcolare lo spazio occupato all’interno di camion e container al fine di razionalizzare le spedizioni e ridurre il numero di mezzi utilizzati. Ma non solo, anche algoritmi che collegati all’impianto elettrico della azienda permettano di illuminare soltanto le parti necessarie risparmiando sulla bolletta.

Tutto molto bello. Ma la domanda è: e il costo di tutto ciò? Quando si vedranno i vantaggi?

È vero, per mettersi alla pari con uno standard green le aziende devono fare degli investimenti notevoli. Ma non ci sono alternative in questo caso: un’impresa, oggi, non valuta l’investimento in funzione del tempo di pay back. Oggi le imprese costruiscono o mantengono la propria immagine solo se aderiscono alla tendenza green, se si adeguano, insomma. La green economy ha le sue leggi: o sei dentro oppure sei fuori.

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