IL PUNTO VENDITA NELL’ERA DELLE EMOZIONI

IL PUNTO VENDITA NELL’ERA DELLE EMOZIONI

ULTIMA MODIFICA 16/09/2021

IL PUNTO VENDITA NELL’ERA DELLE EMOZIONI

Foto: Fabrizio Tomei. Si ringrazia Kaique Roqua. Articolo: Sabrina Falanga

31/08/21

Probabilmente complice la pandemia da Covid-19 e il conseguente lockdown, il mondo del web – già ben popolato e utilizzato prima – ha fatto scoprire ai suoi utenti ulteriori servizi da sempre esistenti ma non così tanto utilizzati come ora. Tra questi, ad esempio, le piattaforme per le videochiamate (l’app Zoom ha registrato il +169 per cento), ma anche e soprattutto i portali che permettono gli acquisti online; e, attenzione, non parliamo solo di Amazon o dell’ormai meno scelto ma comunque vivo eBay: ci si riferisce ai negozi fisici che hanno avviato anche l’e-commerce e a quelle attività nuove i cui titolari hanno deciso di far rimanere solo online.

I risultati, però, hanno registrato anche alcune lamentele: sembra infatti che non sia sufficiente “aprire” un negozio online per riuscire a vendere. E questo vale sia per chi ha anche un negozio fisico sia per chi, invece, ha optato solo per uno spazio virtuale.

Esserci non è sufficiente: conta la qualità della partecipazione

«Avere un’attività cosiddetta “fisica” non ci esime dall’essere anche online: se gli utenti cercano online la tua attività, i tuoi servizi, il nome del tuo brand e non ti trovano, non esisti» ci anticipa Salvatore Russo, esperto di Digital Marketing; «L’obbligo di lavorare in smart working, così come quello di chiudere momentaneamente i propri punti vendita, ci ha messo dinanzi a un secondo obbligo: quello di capire la qualità della nostra partecipazione in termini di professionisti davanti al mondo del Web».

“Partecipazione” è forse il termine più giusto perché «esserci è il primo passo, come dicevamo, ma non è sufficiente. Il digitale cambia la percezione e la prospettiva: sia quelle che noi abbiamo degli altri sia quelle che gli altri hanno di noi. Non solo: cambia anche lo sguardo che abbiamo verso la realtà. È un dettaglio da tenere bene a mente, perché è la base del giusto atteggiamento che dobbiamo avere nei confronti del Web, verso il quale dobbiamo prendere consapevolezza delle differenze rispetto al mondo Offline. Con la nostra società – spiega Salvatore, che è titolare di “&Love” – creiamo eventi che uniscano le conoscenze del digital a quelle di varie tematiche: i periodi di lockdown ci hanno costretto a trovare una soluzione, un’alternativa a un servizio che aveva tutti i connotati dell’Offline. Non ci siamo limitati a trasportare online gli appuntamenti con gli eventi, abbiamo studiato il giusto format affinché l’esperienza degli utenti fosse adatta al contesto online. Si snoda qui il concetto della qualità della nostra partecipazione nel web: non possiamo pretendere che un utente online abbia la stessa reazione che avrebbe se ci riferissimo a lui in un contesto offline. Molti titolari di negozi, ad esempio, si sono accorti dell’importanza di avere un e-commerce o uno spazio virtuale attraverso il quale vendere i propri articoli, magari utilizzando piattaforme come Marketplace di Facebook. Indipendentemente dallo strumento che vogliamo utilizzare, se vogliamo far funzionare il nostro progetto online dobbiamo tenere a mente che l’esperienza che farà l’utente non è la stessa che fa quando viene a comprare in negozio. Il web è un’opportunità enorme, ma va utilizzato seguendo le sue regole, non le nostre. Se crediamo che le persone seguiranno online un evento che dura dal mattino alla sera con la stessa soglia di attenzione che avrebbero avuto sedute su una poltrona in teatro, possiamo essere certi di un flop. Si può dire, quindi, che per garantire un’esperienza positiva non solo è necessario seguire le regole dell’online, ma anche quelle semplicemente “umane”. Studiamo il nostro utente, sia esso un partecipante ai nostri corsi o un cliente che acquista i vestiti che vendiamo, cerchiamo di comprendere il suo comportamento dinanzi al nostro e-commerce o dinanzi al nostro appuntamento online e adattiamo a questo i mezzi digitali che abbiamo scelto».

Che futuro ci aspetta?

Dalla scelta da prendere al marketing corretto per affrontarla: il Covid ci ha sicuramente messo dinanzi a nuove decisioni e nuovi sguardi verso il nostro stesso lavoro. Chi ha un negozio ha iniziato a chiedersi se fosse necessario chiudere e vendere online oppure aprire un canale che fosse di supporto al negozio fisico; chi già vendeva online prima della pandemia si è chiesto come modificare la propria comunicazione vista l’impennata di concorrenza del tutto inaspettata.

Insieme ai corsi offerti da Pmc possiamo studiare tutto ciò: innanzitutto capire se la tua attività ha necessità di intersecarsi con il mondo dell’Online e, se sì, in che modo. In secondo luogo comprendere quali nuove attività di marketing fare per affrontare questa nuova era post Covid che ci sta aspettando. Non solo: pianificare il futuro è oggi più che mai importante, proprio in vista di cambiamenti che ci saranno – e che già sono in corso – e che non possiamo più fingere che non esistano.

«Online e offline si fondono sempre di più: non sono due mondi concorrenti, l’online non porta via nulla all’offline, così come l’offline non è superato come si tende a sostenere. Sono anzi complementari e per questo entrambi in continua evoluzione: ecco perché è fondamentale studiarne le sfumature o farsi accompagnare da un consulente di tale settore per potersi garantire la miglior presenza professionale».

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